Xavier Dolan alla Festa del cinema di Roma

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Orecchino a forma di cuore, tatuaggi che sfuggono birichini dalle maniche della giacca blu leggermente oversize su pantaloni neri un po’ alla và con Dio, cravatta di un turchese acceso en pendant, Xavier Dolan, l’enfant prodige del cinema canadese, ha calcato il tappeto rosso della dodicesima edizione della Festa del Cinema di Roma con un bel sorriso ed un look biondo platino nuova di zecca che gli dà un aspetto birichino.

Noi abbiamo sempre fatto il tifo per lui, fina dai suoi esordi nel 2008 ai festival di Montreal e Toronto quando firmò, a diciannove anni, il suo primo film da regista, J’ai tué ma mère, di cui a sedici anni aveva scritto la sceneggiatura semi-autobiografica, e, a Cannes 2009, proprio con questo film portò a casa ben tre premi, Premio Art Cinéma, il SACD ed il Premio Regards Jeunes. Non male per un ventenne…

 

Ma si sa, l’appetito vien mangiando per cui nel 2010 nel doppio ruolo di interprete e regista firma Les Amours imaginaires. Ormai, lanciatissimo, non si ferma più e Cannes è ormai diventata la pista di lancio per tutti i suoi lavori, amatissimi da pubblico e critica, come dimostrano i numerosi premi, che arrivano anche da Venezia dove, con Tom à la ferme, porta a casa il premio Fipresci. Mommy, in concorso a Cannes 67 vince – ex aequo con Addio al linguaggio di Godard, che mastica amaro – il premio della giuria ed è candidato all’Oscar come miglior film straniero nel 2015.

Ed infine l’anno scorso abbiamo fatto un tifo da stadio a Cannes  per il suo penultimo film E’ solo la fine del mondo che ha vinto, meritatamente, Il Grand Prix Speciale della Giuria ed il premio della Giuria Ecumenica. Adesso, alla Festa del Cinema di Roma averlo a disposizione per più di un’ora  simpatico e disinvolto , stimolato dal direttore della Festa Antonio Monda, è un vero piacere. Nella Sala Sinopoli dell’Auditorium, piena fino all’inverosimile, il suo incontro ravvicinato è stato accompagnato da lunghi battimani ad ogni clip dei suoi film ed ad ogni sua risposta in un crescendo inimmaginabile.

 

“Guardo i film con il cuore, non con il dizionario – ha esordito Dolanvidi Titanic che avevo 8 anni e questo lavoro mi spinse a volare, a pensare in grande, perché nulla mi avrebbe fermato. Ecco Titanic è il film che mi ha fatto scegliere di fare cinema”.

 

L’arte di Rubare ovvero Ruba Come Un Artista, un libro che sappiamo le è molto piaciuto…  “Infatti è un libro che parla di ispirazione insegnandoti come incanalare l’immaginazione per diventare un artista. Dentro ci sono, molti consigli utili e citazioni di grandi artisti, come ad esempio ‘ogni artista inizia come una frode e poi diventa reale’ cosa che intendo sottoscrivere. Ruba come un artista spiega come il furto nell’arte, sia qualcosa di naturale e spontaneo, perché prima crei qualcosa di libero e poi ti accorgi di averlo rubato. Del resto anche Francis Ford Coppola è d’accordo infatti ha affermato ‘Noi vogliamo che rubiate da noi. Rubiate le nostre inquadrature, le nostre idee e le nostre riprese, fino a quando qualcuno ruberà le vostre’”.

Mariangiola Castrovilli

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