A tu per tu con la coppia Solenghi Dapporto

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Massimo Dapporto e Tullio Solenghi sono i protagonisti al Teatro Quirino dello pièce Quei due (sottotitolo Staircase – Il sottoscala) di Charles Dyer, adattata dallo stesso Dapporto, con la regia di Roberto Valerio. Visum li ha intervistati.

 

Nella pièce i due attori interpretano una coppia gay di barbieri, un amore che dura da una vita fatto di attenzioni, continui litigi, ripicche, dispetti e scenate, come realmente accade in una coppia formata da marito e moglie. In un’intervista a due, fatta solo con il cellulare di Tullio Solenghi perché quello di Massimo Dapporto – parole di Solenghi – “è un cellulare a vapore e non prende, mentre quello mio è un po’ più moderno” (e già l’inizio fa assaporare una divertente intervista), abbiamo fatto con gli attori una bella chiaccherata sulla pièce ed altro.

Interpretate una commedia un po’ insolita. Come siete entrati nei panni dei vostri personaggi?
Dapporto: “Benissimo. Con il personaggio di Charlie, finalmente, ho potuto esprimere la parte femminile che è in ogni uomo. Il mio è un ruolo più maschile, visto che Charlie ha avuto un passato diverso, perché è stato sposato ed ha una figlia. Personaggio molto ironico, divertente. Non ci siamo litigati i ruoli: io ero adatto a fare Charlie, Massimo quello di Harry”.
Solenghi: “Ad interpretare Harry mi sono molto divertito a farlo. Lui è il personaggio più femminile della coppia, voleva fare il barbiere fin da bambino ed ha convertito al suo mestiere Charlie, un attore fallito dopo tante delusioni ricevute dal mondo dello spettacolo”.

Massimo, questa commedia in ogni città è stato un successo. Ricorda qualche episodio divertente?
Si. Molti si sono meravigliati che facessi ridere. Quando il pubblico veniva nei camerini a congratularsi con me, mi diceva: ‘Finalmente mi ha fatto ridere. In tv con i suoi ruoli mi ha fatto sempre piangere’. Per forza maggiore, per motivi familiari ho dovuto sempre abdicare. Il comico in famiglia era mio padre Carlo. Ora mio padre non c’è più da anni e posso sfogarmi interpretando personaggi comici”.

Tullio, non mai come adesso questa pièce è attualissima: dibattiti sui matrimoni civili, adozioni per le coppie gay. Lei è favorevole a questi cambiamenti?
Favorevolissimo. Grazie a Monica Cirinnà una legge che sconfiggesse la discriminazione tra etero ed omosessuali e sulle unioni civili era ora che andasse fatta. Andava fatta prima, perché noi siamo sempre l’unica Nazione europea fanalino di coda delle altre. Ci mettiamo al passo con gli altri sempre in ritardo”.
Di questa commedia, oltre ad un’edizione teatrale nei primissimi Anni ’60 con Paolo Stoppa e Renzo Ricci, ne fu tratto un film bel 1969 interpretato da Richard Burton e Rex Harrison. La critica non fu clemente. Invece in ogni città dove andate è un successo.
Massimo-Tullio: “I tempi sono più maturi e il pubblico ha meno pregiudizi rispetto a 50 anni fa”.

Massimo, lei è figlio d’arte, del grande Carlo Dapporto. Qual è l’insegnamento che le ha lasciato suo padre?
Il rispetto per gli altri e la disponibilità nei confronti del pubblico, dei giornalisti, non avere la classica ‘puzzetta al naso’”.

 

 

Tullio, un ricordo di Anna Marchesini. Un suo aggettivo che la identifichi.
Per me e per Lopez è stata una grave perdita, è venuta a mancare il nostro punto di riferimento. Un’attrice, un’amica, una compagna di viaggio del Trio Lopez, Marchesini, Solenghi. Anna è un pezzo della nostra vita che se n’è andato. Un aggettivo che la possa identificare? Inarrivabile”.

Progetti futuri?
Massimo: “Ancora teatro. L’anno prossimo sarò in scena con Un borghese piccolo piccolo, tratto dall’omonimo romanzo di Vincenzo Cerami, per la regia di Fabrizio Coniglio, che fu anche un famoso film del 1977 con Alberto Sordi”.
Tullio: “Io invece cambio un Massimo con un altro Massimo, cambiando cognome. L’anno prossimo torno a fare teatro con Massimo Lopez. Faremo un ‘two man show’, con quattro musicisti sul palco, uno spettacolo di canzoni, sketch, musiche, insomma un gran divertimento”.
Giancarlo Leone

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