Il sorpasso in scena al teatro Quirino

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Guglielmo Ferro, con l’adattamento teatrale di Micaela Miano, sta portando in scena al Quirino di Roma, fino al prossimo 26 febbraio, quel capolavoro di Dino Risi che Vittorio Gassman interpretò in maniera veramente magistrale nei panni del fantasmagorico Bruno del quale, anche nel lavoro oggi rappresentato si incarna tutta la psicologia formatasi all’inizio degli anni ’50 in corrispondenza del sopravvenire dell’effimero boom economico sviluppatosi in quel periodo.

Giuseppe Zeno, che interpreta il personaggio di Bruno, rappresenta a puntino il carattere psicologico del vero protagonista della vicenda, in un quasi antagonismo con l’altro personaggio chiave del racconto, Roberto, un giovane dall’aspetto incantato e di sani principi che qui rappresenta l’Italia bacchettona, in contrapposizione con l’altra faccia della nazione, quella furbesca ed anche amorale, al limite dell’individualismo e dell’egoismo tipico, quest’ultimo, di ogni tempo.

Ambizioni, silenzi, violenze più o meno psicologiche infestano la vicenda che, in sostanza, descrive l’aspetto strettamente sociale dei due protagonisti i quali fondamentalmente, nello svolgersi dell’azione, si basano sull’esistenza degli altri personaggi che fanno da corona ad una narrazione, che si snoda all’interno di un complicato seppur ben comprensibile, rapporto con l’altro sesso, quello femminile che dall’epoca in cui è ambientata la storia è stato poi sempre in continua evoluzione.

L’immaginario femminile serve da chiave di volta per evidenziare i difetti, pochi i pregi, dei due giovani che percorrono insieme, uno ospite dell’altro a bordo di una veloce automobile, un tratto della Via Aurelia, quello che va da Roma a Castiglioncello, in un giorno di ferragosto che si dipana tra il serio ed il faceto e che fondamentalmente porta a descrivere l’interno dei due ragazzi, spogliandoli delle maschere dentro le quali intenderebbero nascondersi attraverso un ambiente al limite dell’onirico (la moglie di Bruno che è  anche la zia di Roberto ed altre simili manifestazioni) che un’ottima Cristiana Vaccaro interpreta splendidamente.

Anche sostanzialmente originale è il dipanarsi del percorso in auto lungo il viaggio grazie ad un accorto gioco di immagini, ripetutamente in movimento, che grazie ad un azzeccato gioco di luci ben rendono l’idea del trascorrere della giornata ferragostana, dal mattino alla sera, fino a quando si compirà la tragedia che tale non appare all’inizio dello spettacolo: tutta illusione, tutta messa in scena, tutta satira della vita di quel periodo colmo di illusioni, di speranze, ma anche di falsità interiori che ci hanno condotto ad essere quel che siamo oggi.

I personaggi a latere dei protagonisti meritano senz’altro una citazione, da Marco Prosperini a Simone Pieroni, da Pietro Casella a Francesco Lattarulo, fino a Marial Bayma Riva: tutti insieme, ben diretti dalla accorta e sapiente regia di Guglielmo Ferro fanno da corona ai due protagonisti, Bruno e Roberto, rispettivamente Giuseppe Zeno e Luca di Giovanni, seducente ed accattivante l’uno (ruolo difficile il suo, che fu del grande Gassman), timido e goffo quanto basta l’altro nel ruolo di Roberto che nel film fu di Jean-Louis Trintignant.

L’economia dello spettacolo gode altresì di duplici interpretazioni da parte di alcuni attori tra i quali si evidenziano la brava Cristina Vaccaro ( Zia Lidia e Gianna ), Marco Prosperini ( zio Michele ed un contadino ), Simone Pieroni ( Bibi ed Occhiofino ) oltre alla splendida Marial Bajma Riva che è Lilli ed altri personaggi più o meno evidenti all’interno dello splendido testo, uno dei capolavori della commedia italiana, che l’autore Dino Risi insieme ad Ettore Scola e Ruggiero Maccari, sceneggiarono per la mai dimenticata rappresentazione cinematografica.

Andrea Gentili

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