A tu per tu a Sanremo con Fiorella Mannoia

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La cantante romana Fiorella Mannoia dopo 29 anni ritorna sul palco del Festival di Sanremo con il brano Che sia benedetta, ricco di domande e spiritualità. Visum l’ha intervistata.

Fiorella Mannoia dopo 29 anni ritorna sul palco del Festival di Sanremo con il brano Che sia benedetta ricco di domande e spiritualità. Inutile dire e ripetere che la “signora della canzone italiana” ha una marcia in più rispetto agli altri Big presenti quest’anno alla grande kermesse. In ogni caso la Mannoia ha già vinto portando all’Ariston uno splendido inno alla vita, nonostante tutte le difficoltà.

 

 

 

Va riconosciuto il merito degli autori di Che sia benedetta, Salvatore Mineo e Amara che hanno donato un afflato spirituale in più al brano. E forse qualcuno sarà sorpreso di sentire un’artista militante, sincera ma capace anche di posizioni dure, come Fiorellala rossa”. Visum ha intervistato Fiorella Mannoia.

 

 

 

 

 

Fiorella, come mai ha scelto di ritornare dopo 29 anni a Sanremo?
E’ un brano che tocca il cuore. Se non avessi avuto questa canzone così bella, non avrei fatto questa follia di ritornare in gara al Festival. Mi è arrivata quando già avevo chiuso l’album Combattente, uscito lo scorso autunno per Sony. La inserirò nella riedizione speciale che esce il 10 febbraio e la porterò in tour”.

Questo brano quanto la rappresenta?
Non solo mi rappresenta, ma è una canzone che mi ha commosso profondamente, sento che ha una potenza nelle sue parole”.

 

 

 

 

 

Parole che riecheggiano anche il Padre Nostro?
E’ una canzone laicamente spirituale. Quando si parla del senso della vita è inevitabile riferirsi alla spiritualità, sia per i credenti sia per i non credenti. Quando ti interroghi sulla forza, sull’essenza della vita, quando guardi la natura e vedi quanto è perfetta. Siamo noi a sporcarla con le nostre miserie umane, con la sete di potere e di denaro. Quando cominci a volare alto su questi concetti è normale alzare lo sguardo al cielo”.

 

 

Anche per lei?
Ovvio. Chi c’è lassù? Chi crede fermamente sa a chi credere, chi non crede fermamente guarda il cielo e dice: ci sarà qualcuno? E’ l’interrogativo che è grande”.

La sua risposta è di tenerci stretta questa vita o no?
Ce ne dimentichiamo, la sprechiamo per stupidaggini, per invidie, non abbiamo il coraggio di chiedere scusa. I giorni passano e la vita se ne va. Questa è una canzone adulta”.

Nel suo album c’è una canzone dolcissima, Ogni domenica con te, dedicata a sua mamma scomparsa l’estate scorsa.
Quando non ero via per impegni ho passato tutte le mie domeniche fino alla fine con mia madre, quel giorno con lei per me era sacro. C’è una mia canzone, Dal tuo sentire al mio pensare che dice che la distanza che mettiamo fra noi e gli altri, dipende da noi. La cosa assurda è che ci vergogniamo dei nostri sentimenti. A volte vorremmo dire ti voglio bene a una persona e non ci riusciamo proprio con quelle cui teniamo di più. E poi le persone se ne vanno e rimaniamo con il rimorso di non averglielo detto”.

Tanti dibattiti parlamentai di inizio e fine vita. Ma mancano quelli della difesa alla vita. E’ d’accordo?
Parliamo dell’inizio e della fine ma di quello che c’è in mezzo mai. In mezzo c’è la nostra vita che è fatta di lavoro, di sacrifici, di precarietà, di paura del futuro. Dobbiamo occuparci di formare futuri cittadini. Bisogna garantire il diritto di vivere”.

Giancarlo Leone

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